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Sono circa le 3, stavo per addormentarmi quando mi è venuta l’idea di scrivere questo articolo sulla Dipendenza Digitale. Questo articolo è frutto di una pura riflessione personale, giusta o sbagliata che sia, scaturita l’altro ieri e sono certa possa servire anche a te.

La Mia Vita Accademica

Come molti di voi ben sapranno, sono una studentessa universitaria e nel periodo di fine gennaio/metà febbraio, giugno/luglio e fine agosto/settembre ho le sessioni d’esame.
Avere le sessioni d’esame comporta una sospensione della didattica, ossia delle lezioni (ossia vita sociale, per me).
In questo periodo mi ritrovo spessissimo a casa, per non dire sempre, eccetto qualche rara occasione (cioè per dare un esame).
La maggior parte del tempo lo trascorro a casa da sola, navigando in rete, ascoltando musica, tanta musica, e studiando.
Anche se ammetto che potrei dedicarmi, ogni tanto, alla corsa e scrivere qualche riga in più.
Non l’ho mai detto realmente, forse qui è la prima volta, mi ritengo e mi definisco un po’ (tanto) “nerd inside”, non amo molto uscire qui in città eccetto quando c’è il mio ragazzo: mi piace stare a contatto con la gente, molto anche, ed aiutare il prossimo ma non amo uscire di casa, tantomeno trovarmi con gli amici.
Amo viaggiare ma, attualmente, non ho la possibilità di farlo sempre (eccetto che per il tragitto “casa-università”).
Inoltre, cosa non da poco, sono molto ma molto disorganizzata, una catastrofe direi!

Così facendo, ho alterato le ore della mia giornata, svegliandomi tardi e facendo altrettando tardi la sera, per andare a dormire.
Ho notato che, nelle ultime sere, nonostante io mi corichi “prima” del solto delle altre sere, faccio molta fatica ad addormentarmi entro una-due ore e passo questo tempo a pensare a quel che dovrei fare la giornata seguente con gli occhi più aperti che mai.

Un bel giorno, l’altro giorno appunto, mi sono decisa di non accendere il mio bel computer entro una certa ora; dovete sapere che io sono dipendente dalla posta elettronica, una delle primissime cose che faccio al mattino è controllare se mi sono arrivate email sul telefono e, successivamente, sul pc (mi permette di avere un report migliore, più completo ed ordinato della situazione). Una volta acceso il computer, lo lascio acceso sempre per tutto il giorno.
È una abitudine di routine.


L’infanzia in Breve

Per fortuna o purtroppo, ricevetti il mio primo computer già da piccolissima e per me è sempre stato qualcosa di magico, uno scatolotto meraviglioso con il quale poter far TUTTO! Amore folle a prima vista.
Ricordo che, inizialmente, giocavo a pinball, adoravo utilizzare paint per creare coloratissime casette con praticelli floreali, utilizzare eMule, masterizzare CD e DVD su Nero.

In molti avranno già visto questa foto, sono io da piccolissima nel mio habitat naturale! 199qualcosa.

Ma non divaghiamoci troppo.

Vista la mia passione smisurata per i computer, volevo a tutti i costi fare l’informatica (non si sa bene in che ambito preciso) da grande; ecco perché frequento la facoltà di informatica.


Il Mio Pensiero sulla Dipendenza Digitale

Proprio l’altro giorno che non ho acceso il mio computer, ho pensato a quando ero piccola.
Ma ancor prima di dire, quando ero piccola: ho pensato.

Mi capita sempre di essere talmente concentrata (senza rendermene conto) su ciò che sto facendo nel mio computer, ciò che sto cercando, ciò di cui mi sto informando, che vado a perdere la misura del tempo: mi giro, mi perdo un attimo e ops, sono già le nove di sera ed ho svolto molto meno delle aspettative prefissate.
Ti suona nuova questa cosa? Ti è mai capitato con il tuo smartphone, ad esempio?
Succede anche quando mi reco all’università; è inevitabile, ho una tratta in treno abbastanza lunga e noiosetta, accendo il mio laptop e faccio cose, per non sentirmi improduttiva, cose che a volte mi rendono meno produttiva di quando non faccio niente, forse.
Dove sono io c’è anche il mio laptop e vale anche il contrario. Siamo un due in uno, avete capito.
Anche le persone accanto a me fanno cose, come leggere un libro, giocare a scacchi sul proprio tablet, chiacchierare o scrollare la timeline noiosissima di un banalissimo social network per farsi gli affari altrui. Tutti atteggiamenti molto socievoli, oserei dire. Ci hai mai fatto caso?

Ho pensato e riflettuto a quando ero piccola, che giocavo nella mia cameretta con le bambole e le macchinine, creavo loro i percorsi sui tappeti, mi ricordo di quel che facevo, cosa che non si può dire di quello che ho “googlato” la settimana scorsa.
Ricordo che avevo molta più voglia di fare e di affermarmi di ora.
Certo, si cresce e si cambia, si affrontano problemi e tematiche, oltre che periodi, a volte più o meno piacevoli di altri.
Però, ho pensato.

The It Crowd

Immagine tratta dalla sitcom britannica “The IT Crowd”.

Non è che stando davanti ad un computer o un telefono, uno non pensi ma è tutto molto più superficiale.
Ci si fossilizza e si viaggia su un’unica strada a due corsie, o è bianco o è nero, senza vedere le sfumature o le strade secondarie, perché ci si sofferma poco a riflettere, a mio avviso.

Mi sono resa conto che non è più il mio computer a dipendere da me, ma sono io a dipendere da lui. Non faccio un uso responsabile e consono del mio dispositivo elettronico perché ho perso il totale controllo e ciò non è molto diverso rispetto altre dipendenze, anzi.


L’informatica

Siamo nel boom digitale, nell’era in cui l’informatica e la digitalizzazione è appena, appena maggiorenne: l’esperimento Ethernet (originariamente Alohanet), una rete radio ideata per riuscire a collegare le isole Hawaii tra loro (sfruttando il protocollo ALOHA) e che sfruttiamo tutt’oggi fra di noi con qualche piccolo aggiornamento, in che era possiamo collocarlo? Dei dinosauri?
Siamo esattamente nel 1970, qualche anno dopo la nascita dell’architettura di Von Neumann e la creazione della macchina ideale di Turing (al quale sussegue anche il Test di Turing, che tengo a citare, del 1950, un test geniale e bellissimo nel quale partecipavano un uomo, una donna ed una terza persona, quest’ultima doveva indovinare quale delle due persone fosse l’uomo e quale la donna non sapendo che uno dei due era un calcolatore  – leggetelo! -).
Per non parlare dei computer; agli esordi, un solo di questi calcolatori potentissimi, con i quali si poteva giocare al massimo a tennis in bianco e nero (tennis for two del 1958), occupavano anche una stanza e ci si lavorava a turno, era rarissimo avere un calcolatore anche solo nei primi anni ’50.

Insomma, tutt’altro di come ce li immaginiamo ora.
Se avrò occasione ed impegno, ve ne parlerò in futuro!

Eniac

L’Eniac, il quarto computer elettronico digirale della storia, del valore di 486.804,22$. 16 febbraio 1946.

 

Tennis For Two

Tennis For Two, 1958.
Il display era quella sorta di ovale in stile finestrino di un aereo, i joystick erano quei due in primo piano. La pallina saltava da un campo all’altro, delineato dalla riga verde fluo.

Il Finale

Con questo articolo non voglio fare la moralista, sto già facendo la morale a me stessa, ma vorrei che riflettessi anche tu con me, mio caro lettore.
A volte può capitare di essere superficiali, sprecare tempo e denaro (o “tempo è denaro”?) su cose futili, che generano una sorta di contentezza momentanea ed un circolo; dire “altri cinque minuti”, non è mai una buona cosa perché finiscono per diventare dieci, trenta o addirittura ore.
Il fatto è che tutto sommato porta via grosse energie per diventare ciò che noi vorremmo essere o che vorremmo realizzare.
Dovremmo semplicemente moderare l’uso di ciò che è per noi un abuso (e no, non di scrittura – ndr).

Cerca di riflettere su ciò che realmente avresti voluto fare o essere da grande, quando eri piccolino, e trova il modo di farlo o esserlo, ORA!(grrr), avendo cura di utilizzare il tuo dispositivo elettronico in modo sapiente, come una risorsa utile per te e non viceversa.

 

Bene, se da domani non risponderò più a nessuna email o messaggio, ora sapete il perché!

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Greta Cavedon

Greta Cavedon

Ciao ✋🏻, io sono Gretaas e sono una nerd inside! 💻

Gli ingredienti della mia amata vita sono pochi ma buoni: informatica, musica 80s e Disco, correre e viaggiare. 👧🏻
Saltuariamente e sarcasticamente scrivo su Squerz, il mio sito un po' naïf! 💡