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Non avrei mai pensato di arrivare a tanto; non avrei mai scommesso una lira su di lui, non mi sarei mai sognata di scrivere un articolo in merito eppure, lui è Marc Cerrone, conosciuto come Cerrone, e con questo ho detto tutto.

L’ho ascoltato per la prima volta qualche settimana fa, mentre cercavo qualche Greatest Hits Disco Music: compariva in tutte le liste che andavo a guardare, mi son decisa di ascoltarlo e, sarò sincera, subito mi è pure parso antipatico.
La canzone più nota è di certo “Supernature”, del ’77, che, lasciatemi dirlo, inizialmente sembrava un ibrido tra “From Here to Eternity” (luglio ’77) e “Chase” (del ’78) di Moroder.
Cosa non da poco, cercando “Cerrone” su Google, le uniche immagini che spuntavano fuori erano quelle sue, accerchiato da simpatiche donnine allegre tutte gnude piuttosto che da tre dolci ometti travestiti da carnevale. E la cosa non era affatto entusiasmante.

Data la mia immensa superficialità, ho deciso di dare una seconda chance a Cerrone, ascoltando anche qualche altro pezzo, nella speranza che ci fosse qualcosa di più, vista l’immensa notorietà negli anni ’70, ed inizio ’80, oltre che protagonista indiscusso allo Studio 54.

Cerrone, Donna Summer

Cerrone accanto a Donna Summer nell’era dello Studio 54.


Give Me Love

La produzione del produttore francese, comincia nel ’76 con il suo primo album “Love In C Minor”. Successivamente, nel ’77, sforna “Supernature”, album, il quale dà il nome all’omonima canzone sopra citata, nel quale è contenuto “Give Me Love”.
Give Me Love, di genere Disco Dance e prodotta anche in LP b-side assieme a “Love Is Here”, è principalmente strumentale se non per quell’incalzante strofa (che dice ‘Give Me Love’, appunto) in loop continuo.

Grazie a questo pezzo ho scoperto la discografia di Cerrone e, da buona appassionata della Disco come sono, ammetto che merita molto (te pareva che l’avresti detto, penserete voi!).

Red Lips

Il video di “Move Me” tende a ricercare l’atmosfera dello ‘Studio 54’ o di ‘Le Palace di Parigi’. Quei club avevano un’atmosfera unica, dove potevi praticamente fare quello che volevi.

Uscito a fine ottobre 2016, raccoglie il suono dancefloor, con qualche piccolo richiamo funk, degli anni d’oro della Disco Music (fine anni ’70) affiancato alla musica elettronica attuale.
Questo album può, paradossalmente, ricordare “Random Access Memory” del duo francese Daft Punk, con dei giri di basso alla Bernard Edwards (bassista degli Chic) e chitarra alla Nile Rodgers (produttore, chitarrista degli Chic), assieme a qualche piccolo mageggio del sintetizzatore di Moroder ed, per qualche piccolo istante, un certo richiamo di funk giapponese (anche se sono più sicura che loro abbiano copiato da noi occidentali, anche nella musica, piuttosto che il contrario).

Inoltre, per certi versi, può rimembrare il sound dei miei amatissimi Chromeo, come in “Red Lips” con Wallace Turrell, in “Move Me” ed in “Kiss It Better”.

“Therapy” riporta in auge l’atmosfera del gruppo statunitense Earth Wind & Fire (come un pochino in “Time Machine”), in “Illuminate Me” si sente chiaramente la presenza della chitarra di Nile Rodgers (che, a mio avviso, viene ripresa un po’ in tutto l’album).

C’è altro da aggiungere tra le motivazioni per cui quest’album mi è piaciuto molto?

Red Lips contiene 14 brani, molti dei quali cantati da noti artisti: Aloe Blacc, Kiesza, Sam Gray, Brendan Reilly, James Hart, Tony Allen e molti altri.

“Take Over” con Brendan Reilly (il finale è la ciliegina sulla torta), “Illuminate Me” con Sam Gray, “C’est Bon” con Aloe Blocc, “Red Lips”, “Move Me” sono solo alcune delle tracce che ho apprezzato particolarmente ma, se devo essere sincera, sono realmente innamorata dell’intero album, non saprei quale prendere per quale lasciare! Lo trovo assolutamente divertente e ben fatto!

Ascoltatelo, merita!

 


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Greta Cavedon

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