2 minuti

Creo questo sito proprio in onore, parzialmente, all’Esposizione Universale tenutasi a Milano, quest’anno, dal 1° maggio al 31 ottobre.
Ricordo che Expo 2015 è stata una fiera con tema centrale il nutrimento del pianeta, infatti lo slogan dell’evento è: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, cercando di racchiudere in sé tutto ciò che riguarda l’alimentazione, i cibi geneticamente modificati (OGM), l’educazione alimentare e la malnutrizione che affligge alcune zone del pianeta.

Faccio presente, inoltre, che nel 1906, sempre a Milano, ci fu un’altra Esposizione Universale legata ai trasporti, mentre la prima Esposizione Universale si tenne nel 1851 a Londra relativa alle moderne tecniche industriali.

Expo 2015 è stata apprezzata da molti ed altrettanto chiacchierata, per non dire criticata, a causa dell’ingestione del sistema interno legato all’organizzazione e per le spiccate code all’entrata dei vari padiglioni.
Stiamo parlando di una Esposizione che ha accolto oltre 20 milioni di visitatori, di cui 1/3 esteri (dati tratti da fonti ufficiali), e ben 54 padiglioni provenienti da ogni parte del mondo; a partire dal tropico del Cancro a quello del Capricorno, dagli Antipodi all’isoletta più piccola e sperduta dell’America Meridionale.

Rho ha ospitato una fiera intrinseca di caratteri multietnici; al suo interno, l’aria che ho avuto il piacere di respirare mi ha trasmesso un’idea di “unione”; “tutti per uno, uno per tutti!”, lasciando da parte questioni conflittuali tra vari paesi e circostanze poco simpatiche.
È stato un trionfo di natura: numerose le fontanelle libere che erogavano acqua potabile, sia naturale che gassata, innumerevoli le pareti verdi, dei padiglioni, ricche di erba rigogliosa richiamante la quiete e la tranquillità.

Maestosissimi i padiglioni più orientali quali: Giappone, con una cascata di legno e simmetrie, letteralmente parlando, una Cina super colorata ed originale (con delle strutture che trasmettevano perfettamente il classico stile cinese dei vari edifici tipici) ed un Qatar dall’architettura estremamente esotica e da una accoglienza a dir poco calorosa (soprattutto al suo interno).
Molto occidentali i padiglioni europei, giustamente, come ad esempio un Palazzo Italia che brillava di luce propria, immerso in una copertura squadrata totalmente bianca.
Potrei stare qui a parlarvi per ore delle caratteristiche che più mi hanno colpita; ogni dettaglio estetico aveva il suo perché.

American Food 2.0 (fonte: Wikipedia.org)

American Food 2.0 (fonte: Wikipedia.org)

Entrando dall’ingresso ovest, uscendo dalla stazione metropolitana per capirci, ci siamo imbattuti subito nel padiglione Irlandese, costernato (internamente) di verde e spiegazioni legate all’allevamento, rappresentato da una suonatrice di cornamusa che emanava una musica tipica piacevole.
Vista la poca coda e la brevità con la quale si smaltiva, siamo entrati in Spagna; una struttura pullulante di giallo, contenente una stanzona buia enorme con dei piatti appiccicati alle pareti e con delle illustrazioni che continuavano a scorrere, ininterrottamente.
Immersione totale nel pineto per quanto riguarda l’Austria, ci si muoveva all’interno di un bosco vivente, con alcune sottospecie di cannocchiali dai quali si potevano ammirare le descrizioni di ogni singola pianta circostante.
La nave del Pianista, con Pianista incluso, per quanto riguarda l’Ungheria. American Food 2.0 per gli Stati Uniti, con una terrazza mozzafiato dalla quale adorare un magnifico tramonto sullo skyline di Milano.

A parer mio, i paesi che più mi hanno lasciato il segno sono stati tre (abbiamo visto solamente una decina di padiglioni in giornata): Qatar, Russia (con le varie distillatrici, matriosche e con un esordio di specchi provenienti, da ogni dove, all’esterno) e, appunto, il fatidico Palazzo Italia (ricordo bene le stanze circoscritte di specchi nei quali venivano proiettate Città italiane note, opere pittoriche (come la Venere di Botticelli), spiagge (coste Tirreniche e non) e tappeti) nel quale sono stati istallati dei display grandi, uno per ogni regione, da dove spuntavano prodotti tipici immersi in illustrazioni 3D. In fine, per quanto riguarda Palazzo Italia, è stata creata un’ “Italia in miniatura”, suddivisa regione per regione, con terra e piante caratteristiche.

Albero della Vita con retro Palazzo Italia.

Albero della Vita con retro Palazzo Italia. (fonte: vogue.it)

Come simbolo di passaggio, ogni padiglione aveva un suo timbro stampabile nel proprio passaporto personale o nella cartina di questa piccola città sviluppata tra cardo e decumano.

Voto 8 per la presentazione estetica esterna, voto 7 per i contenuti.

Voto sottozero per i prezzi da cardiopalma di alcuni ristoranti e bar (improponibili!).

Previous post

There is no more story.

Next post

Santorini: girarla in quad!

Greta Cavedon

Greta Cavedon

Hola!
Sono Greta, autrice di Squerz! Tutto quel che vedrete qui dentro beh.. È frutto di taaanta passione, voglia di fare ed un pizzico di follia!