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Il 17 maggio alle 19 puntuali, ora italiana, si è svolto il  Google I/O (input/output); la conferenza di Mamma Google in California (San Francisco), rivolta principalmente a sviluppatori e alle mille idee folli pensate per Android, applicazioni web e tutta la suite Chrome.

Il sistema operativo per dispositivi mobili più usato al mondo.

Numeri esorbitanti e da capogiro, per Google, conquistando il cuore di ben 2 miliardi di user Android (su mobile), rispetto i 7 miliardi di presenti nel pianeta: togliendo chi non utilizza un telefono (e chi utilizza Windows Phone? Scherzo!), davvero una buona percentuale.
Inoltre, Google Foto vanta di ben 1.2 miliardi di foto caricate ogni giorno ed oltre 1 miliardo di ore quotidiane di visualizzazioni su YouTube.

Nel lontano 2008 erano statistiche impensabili, solo nei sogni sarebbero comparse probabilmente.
Infatti, proprio nel 2008 (epoca di iPhone 3GS e 4), è uscito il primo dispositivo mobile con Android 1.0 (un po’ scarno di applicazioni e con una interfaccia grafica in stile Win98?), dalla collaborazione di Google con HTC: HTC Dream con tastiera qwerty, 3.2 pollici di schermo e una vendita di oltre 1 milione di unità. Insomma, un bel telefonino per l’epoca, molto diverso rispetto gli attuali smartphone.

Htc Dream, nato dalla collaborazione di Google con HTC nel 2008. Il primo telefono con Android a bordo.



Ma veniamo alla cosa più curiosa ed importante: Android O.
Ricordiamo che Android O è stato sfornato per i ‘men at work’, la prima versione Developer Preview, il 21 marzo di quest’anno e, proprio il 17 maggio, hanno rilasciato la seconda versione beta.
A quanto pare, manca davvero poco al rilascio ufficiale perché i Nexus di ultima generazione, gli smartphone made by Big G, dispongono già dell’aggiornamento (gamma Pixel).

Le novità sono varie, seguono la linea degli ultimi update Android (non ci sono grandissimi sconvolgimenti, come quella volta con iOS 7 per iPhone, ma molti sviluppi sul pre-esistente).
Le parole chiave di Vitals, un programma di crescita in ambito software, sono tre: ottimizzazione (compresa quella del multitasking), sicurezza e nuovi strumenti per gli sviluppatori (grazie all’accesso della console sviluppatori di Play Store).
La sicurezza di cui parla Android è di certo quella data da Google Play Protect, visto un po’ come “l’antivirus delle app”, che ci terrà a distanza, mediante delle analisi, da ipotetici malware (malware è proprio il termine giusto) disponibili sul Play Store.
Per quanto riguarda l’ottimizzazione; grazie a dei tool, si parla di miglioramenti per la gestione della memoria e le applicazioni in background (qualcuno parla di Messenger?), quelle che crediamo di aver chiuso (non vedendole visibili, anche solo sul multitasking) ma, in realtà, stanno ancora lavorando, sgranocchiandosi parte di memoria possibilmente utile per altre funzioni, il tutto rallentandoci la velocità del dispositivo e fumando batteria.

Altre perle interessanti: per i possessori di Nexus Pixel, la velocità di avvio sarà dimezzata e per altri terminali, è stato annunciato un esperimento, chiamato “Fluid Experience”, che permetterà di migliorare l’esperienza utente anche dei telefoni di fascia più bassa.


Proprio grazie a questa “Fluid Experience” che Google potrebbe rendere noto l’arrivo del fratellino minore di Android, una versione Lite chiamata Android Go per dispositivi che hanno minor capacità hardware, come 512MB o 1GB solo di RAM, rispetto ai top di gamma, senza dover rinunciare ad un sistema operativo sempre fluido, reattivo e performante.

Miglioramenti della Gboard, la tastiera con “traduttore/correttore” di lingue integrato, e YouTube Go perfettamente compatibile con questo sistema slim, che vedremo nel mercato già dal prossimo 2018.

Inutile rispolverare Nexus che non ricevono più aggiornamenti ufficiali, mediante Android Go, vero Mamma Google?

Kotlin, linguaggio maturo e brillantemente studiato che crediamo renderà lo sviluppo per Android più veloce e divertente.

Ultima, ma non meno importante, innovazione è sicuramente Kotlin.

Di cosa si tratta? Stiamo parlando di un linguaggio di programmazione open source, con licenza Apache 2.0, ideato nel 2011 dal russo Andrey Breslav.
Kotlin faciliterà di molto, si fa per dire ovviamente, la vita degli sviluppatori essendo compatibile con i linguaggi di programmazione ad oggetti: Java e C++.
Mediante Android Studio è possibile, già da ora, convertire i propri file .java e .cpp e grazie alla presenza di un tool in grado di aiutarci a far funzionare il nostro codice, riusciremo a  lanciare la nostra nuova applicazione.

Fonti: Gizblog, Wikipedia, AndroidWorld, Tom’s Hardware.

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Greta Cavedon

Greta Cavedon

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Sono Greta, autrice di Squerz! Tutto quel che vedrete qui dentro beh.. È frutto di taaanta passione, voglia di fare ed un pizzico di follia!