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Prendendo spunto dalla Playlist di Spotify, do il via ad una nuova serie su Squerz (l’ennesima cosa cominciata e mai finita!): FUNK OUTTA HERE.
In questo articolo cercherò di riunire le mie 10 canzoni preferite Funk e/o anni 70/80 del mese.
L’unica cosa che faccio con rigore, molto probabilmente, è riordinare per anno (o ordine alfabetico) i vari album e canzoni nelle mie playlist di Spotify, i miei CD o vinili, e voglio condividere con voi questo interesse.

Per questo luglio 2017 vi voglio, appunto, proporre 10 canzoni 80s che sto ascoltando di più in questo mese. E voi, le conoscete?

Celebration”, rilasciata nel 1980 dal gruppo Americano Kool & The Gang e di genere (post)disco/soul, appartenente all’album Celebrate! che incoraggia l’ascolto per celebrare i bei tempi (good times –qualcuno ha detto Chic? (’79)–).

Celebrate good times, come on!

Ronald Bell, il sassofonista del gruppo, è stato ispirato da un verso del Corano per scrivere il testo della canzone: la creazione di Adamo da parte di Dio.
La madre del cantante del gruppo (James Taylor), aveva previsto il successo del brano e che l’avrebbe cantato per tutta la vita.

Nel testo viene incitato lo stare insieme, il riunirsi, e fare festa celebrando i bei momenti trascorsi. È una festa che dura tutto l’anno, lo stare assieme e divertirsi. Dove la si trova una canzone più felice di questa?

Celebration è stata riproposta nel 1987 dal gruppo Australiano Dragon e da Kylie Minogue nel ’92.On The Beat” prodotta dal gruppo di origini statunitensi e Bolognesi(!!!!) The B. B. & Q. Band (Brooklyn, Bronx e Queens Band), di genere disco/funk.
Il titolo della canzone già la dice lunga “sul ritmo”:

Everybody’s dancin’
And everybody’s on the beat
I’m a-beggin’ you now
It’s where we both could be
Everybody’s dancin’
And everybody’s on the beat

Il pezzo è molto “funky”, cerca di prendere la vita con un filo di avventatezza: siamo persone libere ed a volte dovremmo concederci di andare in un luogo davvero speciale, se non sappiamo dove andare basta chiedere. Si può raggiungere un posto davvero magico, un posto dove suonano una musica che non abbiamo mai sentito prima, ciò che abbiamo ascoltato fino ad ora non è niente in confronto!
Un luogo dove non riusciremo nemmeno a stare fermi con i piedi perché il ritmo mantiene il tempo.

Are you ready or not?
It’s only up the street!

The B.B. & Q. Band nel lontano 1983.

Ms. Got The Body” è un singolo dei Con Funk Shun, gruppo californiano rhythm and blues/soul/funk, che prende ispirazione dai re e dalle regine del funk: Earth, Wind & Fire, Commodores, Chaka Khan ed il gruppo Sly & The Family Stone (ascoltatevi Family Affair, se non la conoscete!).

Ms. Got The Body si riferisce all’amore travolgente verso una donna particolare, una “foxy lady”, quel genere di donna che l’autore del testo vorrebbe fare sua.
Si tratta di una donna dolce come il vino, non una ragazza come le altre, che riesce a rompere l’anima ed avere il controllo della mente dello scrittore.

No, non sono i Village People ma i Con Funk Shun!

Siamo nel 1983 e stiamo parlando di “I Found Lovin’” dei Fatback; probabilmente più nota della precedente canzone.

Brano principalmente musicale, come il resto dell’album “With Love”, di genere funk/elettronico con un ritmo decisamente più tranquillo rispetto al classico e puro funk che siamo abituati ad ascoltare.

I Found Lovin’, come dice il titolo stesso, parla dell’aver trovato, cercando giorno dopo giorno, l’amore che ti cambia la vita e che, prima di quest’ultimo, è stata solamente un gioco.

Il gruppo Fatback ha origini statunitensi, di genere funk e disco, ed ha preso piede principalmente negli anni 70/80: sono conosciuti anche per “(Do the) Spanish Hustle!”, “I Like Girls”, “Gotta Get My Hands on Some (Money)” e “Backstrokin’”.Walking On The Chinese Wall” è una canzone scritta da Roxanne Seeman e Billie Hughes, registrata nel 1984 da Philip Bailey ma resa nota solo nel 1985 (anno del rilascio).
Philip Bailey è conosciuto specie per essere un membro degli Earth, Wind & Fire, per aver scritto e duettato in “Easy Lover”, con il produttore di “Walking On The Chinese Wall” : Phil Collins, il solista dei Genesis.

L’atmosfera che si può cogliere dal video in 4:3, oltre che dal titolo della canzone, è di certo la “tranquillità” Cinese (il video interpreta molto bene il testo). Quest’ultimo è stato girato nelle montagne di Santa Monica, per ricordare la “Muraglia Cinese”: in mezzo al verde della montagna rocciosa, si vede arrivare Philip Bailey assieme ad una persona con un cappello di paglia, ambedue attraversano un campo pieno di sterpaglie. Si sente subito l’impronta di Collins, data dai suoni, simili ad “Easy Lover”, e dalla voce in falsetto di Bailey.
Successivamente si vedono: la figura del monaco che butta delle monete antiche cinesi (chiamate Ching, che dovrebbero “dare delle risposte”) e degli agricoltori (con dei cappelli tipici cinesi in paglia) zappare l’erba; dopo che accade questo, trascorsa la notte, arriva Philip Bailey su di un cavallo marrone.
All’incirca verso metà canzone si vede una donna, con gli occhi a mandorla, dalla pelle color avorio e dalle labbra che bruciano ma che non spiaccicano una parola: è qui che la muraglia cinese, da campo, si trasforma in una muraglia dell’amore.
Il monaco se ne va, attraversando la strada sterrata e guidando una vecchia auto arruginita; il video si chiude con la stessa scena iniziale: Philip che attraversa i roveti con la donna tanto decantata negli utlimi versi della canzone.

Il video è stato diretto da Duncan Gibbins; regista di illustri video musicali di quegli anni, alcuni dei quali: “Club Tropicana” o “Wake Me Up Before you Go-Go” degli Wham! o “Don’t Leave Me This Way” dei Communards.Chi non conosce “Stand By Me”?
Siamo nel 1961 ed un certo Benjamin Earl King (a.k.a. Ben E. King), assieme a Jerry Leiber e Mike Stroller (il primo paroliere ed il secondo compositore, assieme hanno scritto numerosi testi di canzoni famose: i più noti sono di certo quelli per Elvis Presley), hanno deciso di produrre un capolavoro, inizialmente di genere puramente rhythm and blues, riproposto da numerosi artisti: John Lennon in primis (1975).
Il titolo è nato da una composizione “spirituale” di Sam Cooke (ascoltatelo, ha fatto buona musica! – come (What A) Wonderful World), nativamente chiamata “Stand By Me Father”, cantata dal suo gruppo gospel, The Soul Stirrers, e Johnnie Taylor (che ricorda, per certi versi, i Blues Brothers).

Anche Maurice White, nel 1985, ha deciso di riproporla sempre in chiave RnB ma con un tocco di funk: se vi state ancora chiedendo chi diavolo sia Maurice White.. Beh.. Earth, Wind & Fire, vi dice niente? Maurice White è stato il leader, fondatore e stuntman degli EWF, non poteva non includere la sua ‘funkaggine’ nel suo album omonimo che contiene Stand By Me.

La Band Earth, Wind & Fire al completo. Maurice White è il quinto a partire da dx.

Siamo nel 1986 e vi sto parlando di un gruppo che musicalmente mi piace moltissimo.
Sto parlando di un gruppo americano (tanto per cambiare), di genere chiaramente funk e rhythm and blues (sto includendo solo questi generi, in pratica), che ha duettato con Stevie Wonder (in “Someday”) piuttosto che con gli Zapp (come non conoscere “Computer Love”). Hanno sfornato alcune canzoni per rinomati videogiochi (“You Dropped A Bomb on Me” per CoD e per GTA, “Burn Rubber on Me” per DiRT 3) e scritto parte della storia della musica funk (almeno per quanto riguarda il periodo dal ’74 al ’99): The Gap Band.

Avrei potuto scegliere una delle mie preferite “Outstanding” e invece no! “Big Fun” si attiene maggiormente al tema FUNK OUTTA HERE.

Big Fun: la prima del decimo album della band (Gap Band 8), di genere funk/r&b/quiet storm (un mix fra soul, r&b e jazz), scritta da Lonnie Simmons e Rudy Taylor (che ha scritto principalmente testi per il gruppo).

Having big fun under the sun.

A mio avviso, è una canzone dal ritmo divertente e positivo.
Il testo parla d’amore; si riferisce ad una ragazza, alla quale narra che se vuole l’amore dell’autore, deve farsi avanti e prenderselo, anche se lei magari vorrebbe usare tutto ciò come un gioco, lui non avrebbe scampo o via d’uscita perché la ama.
Volevo scegliere “The Right Thing” del gruppo Britannico Simply Red, contenuto nel secondo album del gruppo “Men and Women”, con leggere influenze funk, e forse la più conosciuta di tutto l’album.
Il brano incentrato nello sviluppo di fare una “cosa giusta”, come dice il titolo stesso, nel cuore della notte MA, dopo aver ascoltato meglio l’album, ho deciso che “The Right Thing” non faceva per FUNK OUTTA HERE ed ho deciso di rimpiazzarla con “Infidelity”: The Right Thing mi sapeva di poco.

E fu così che vi parlai di “Infidelity”, la quale mi ricorda molto i gruppi funk anni ’70, dal ritmo incalzante.
“Infidelity” racconta di un uomo infedele che non riesce mai ad essere credibile (nonostante ammetta di non mentire mai), se ne va tutte le notti, una persona che non può fare a meno dell’amore perché lo rende forte e libero.
Il video della canzone si svolge in una stazione della metropolitana: all’inizio si vede il frontman dei Simply Red, Mick Hucknall, uscire da un bar per dirigersi verso la città/casa, ma il vizio gioca brutti scherzi facendolo svoltare verso la stazione; ancora una volta ricade in quella brutta trappola.
Dal momento che mette piede nella zona “underground”, viene accerchiato da belle ragazze, poco vestite che gli sfilano sotto al naso. In buona parte del video si vede il cantante cantare in questa stazione mentre, verso il finale, si vedono delle ballerine fare la lap dance sui tubi della metro.

Nonostante la canzone non tratti di un argomento allegro, riesce comunque a trasmettere leggerezza attraverso le sue note funkeggianti, colpi di basso, il suono squillante del sax e l’eco dato dal coro femminile (tipico nel genere funk, soul etc).

I Simply Red, Mick Hucknall è il secondo a partire da dx (e no, non è parente di Casey Neistat, malgrado la somiglianza).

 Siamo atterrati nel 1988 e dopo i grandi successi di: “Hold The Line”, “Rosanna” e “Africa”, il primo brano del 1978 mentre gli altri due del 1982, ci sono loro; i Toto. Li conoscerete sicuramente.

Solo dopo un anno dalla nascita del gruppo, nel 1977, sfornano “Hold The Line” che suona forte, molto forte; il singolo conquista tutte le classifiche, piazzandosi al quinto posto nella Billboard Hot 100 chart, nell’inverno 1978-79, e quattordicesima nella classifica ufficiale britannica.

Bando alle ciance, nel 1988 ci riprovano a comporre un pezzo che segni la storia ed in parte ci riescono: è tempo di “Stop Loving You”.

Stop Loving You è di certo uno dei singoli che ha venduto di più negli anni ’80, uno dei brani rock più famosi del periodo, cantata interamente dal leader del gruppo, Joseph Williams, con un coro d’eccezione; Steve Lukather, chitarrista della band (unico componente ad esser sempre stato presente in tutte le esibizioni), David Paich e Jon Anderson, storica voce degli Yes (conoscete “Owner Of A Lonely Heart” no?).


Il brano, contenuto nell’album “The Seventh One” (formato da solo due tracce: “Stop Loving You” e “The Seventh One”), narra di come il protagonista (nonché Joseph Williams) non riesca e non possa smettere di amare la sua fidanzata.
Nel video si può notare, all’inizio, il cantante immerso in un mare di foto e disegni della sua amata, all’interno di una stanza, mentre attende una sua telefonata che mai arriva!
Inizia così a cantare, parlando di lei, descrivendo riflessioni e pensieri che non riesce a definire.

I can’t stop loving you,
time passes quickly and chances are few,
I won’t stop till I’m through loving you, girl.

Dopo aver distrutto e buttato per aria tutto ciò che c’era nella stanza, Joseph varca la soglia della porta: un secondo dopo essere uscito, squilla il telefono ed una voce femminile pronuncia alla segreteria “Hi Joe! Are you there? Joseph!?”.

I Toto.

Per terminare in bellezza, condivido con voi una canzone che mi ha fatto conoscere mia cugina quando ero ancora in fasce: circa un paio di anni fa, in terza superiore.

Ero molto indecisa se condividere la smielata “Every Rose Has Its Thorn” dei Poison ma, poi, ho riflettuto ed ho pensato non fosse il caso.
Proprio per questo motivo, vi parlo di “I Remember You” del gruppo statunitense Skid Row, che probabilmente non tutti conosceranno. Sto parlando di quel periodo rockeggiante in cui si ascoltavano molto i Guns ‘n Roses, infatti somigliano abbastanza a loro gli Skid Row, piuttosto che gli Who (non ascoltate solo la sigla di CSI (Baba ‘O Riley) nonostante la sua carica, provate “Behind Blue Eyes”, ad esempio –no, quelli venivano quasi vent’anni prima ma.. ascoltateli comunque, tanta robbba!–) o gli Aerosmith.

Lo so, lo so, cozza poco con FUNK OUTTA HERE questa canzone, penserete voi ed avete anche ragione! Ma a me andava di metterla e ce l’ho messa! L’ispirazione era quella, quella volta che ho deciso di concepire questo articolo.

Mi sembrava giusto render giustizia, ossia omaggiare con un po’ di gloria, al primo album omonimo degli Skid Row.
I Remember You, sebbene abbia un tono piuttosto malinconico e smielato, si è piazzata nella Top Ten, al sesto posto precisamente, della classifica Billboard Hot 100, al ventunesimo posto della Mainstream Rock Songs all’inizio degli anni ’90, alla trentaseiesima posizione della UK Singles Chart ed ha conquistato il disco d’oro in Australia con oltre 35mila vendite.

È assolutamente una “power ballad”, un pezzo lento e melodico, dolce come il miele (o forse più), tanto che gli Stati Uniti l’hanno proclamata ed utilizzata come prima canzone del ballo di fine anno, nel ’90. Tutt’ora lo è.

Il tema della canzone evoca la nostalgia ed il sentimento amoroso verso una persona: l’autore del testo è innamorato perso, ripete (dopo aver raccontato parte del loro amore) che non la lascerà mai sola, nutrendo una vana speranza di sentirsi dire (semplicemente) che lei si ricorda di lui (il titolo della canzone). Insomma, la rappresentazione perfetta del genere musicale “power ballad”.

Che nenìa eh?


Per questo mese è tutto!
Se conoscete (e se vi va) canzoni, artisti o album interessanti fatemelo sapere nei commenti o per messaggio, così magari ne discutiamo un po’! Consigli di questo genere sono sempre ben accetti.

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Greta Cavedon

Greta Cavedon

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Sono Greta, autrice di Squerz! Tutto quel che vedrete qui dentro beh.. È frutto di taaanta passione, voglia di fare ed un pizzico di follia!