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Il mondo della musica è così vasto che potremmo stare a parlarne per ore senza mai riuscire a venirne a capo.
Come per ogni articolo, mi piace sfidare l’impossibile. Questa volta cercherò di presentarvi 15 voci femminili che han segnato gli anni ’60, ’70, ’80 (sia musicalmente che stilisticamente) e, perché no, anche i giorni nostri.
Ovviamente, il gusto è personale ed opinabile ma intanto ve le propongo e se avete da ribattere.. Beh, fatevi avanti che ne parliamo!

The Chordettes

In pole position, per ordine di anzianità, il gruppo femminile anni ’50: The Chordettes; americane di nascita, popolari per passione.
Il loro cavallo di battaglia è sicuramente il genere doo-wop misto canto a capella.
Ciò che le ha rese note sono sicuramente i brani: “Mr. Sandman”, nel ’54, e “Lollipop” quattro anni dopo.

Etta James

Altra cantante di spicco, specie per il genere gospel, è di certo lei: Miss Peaches, a.k.a. Etta James.
Ha cominciato a debuttare verso la metà degli anni ’50, riscuotendo successo quasi fin da subito; si fa largo spazio nel mondo della musica con: “At Last”, il suo singolo ed album di debutto del 1960, “I’d Rather Go Blind” del ’68 e la cover del ’60 “I Just Want to Make Love to You” di Muddy Waters.
La sua voce è facilmente riconoscibile perché ha un’impronta molto forte e grintosa, spesso immersa in una atmosfera romantica e lenta formata da cori, sax, batteria e chitarra.

Aretha Franklin

Lo swing di Aretha Franklin vogliamo parlarne? Altra cantante gospel ineguagliabile.
È soprannominata “La Regina del Soul” data dalla sua spiccata capacità di aggiungere una vena di soul in qualsiasi cosa canti, oltre alle sue immense doti canore.

Devo elencarvi alcuni dei suoi brani noti? “Respect” (’67), “I Say a Little Prayer” (’68), “Think” (’68 – reso celebre nella colonna sonora de Blues Brothers dell’80) e “(You Make Me Feel) A Natural Woman” (’68).

The Ronettes

Un gruppo interessante è sicuramente il trio statunitense The Ronettes.
Probabilmente il nome non vi dice nulla, nonostante siano note anch’esse per il genere doo-wop.
Inizialmente erano in 5, poi si sciolsero e diventarono in tre: Ronnie Spector, moglie del produttore Phil Spector, è di certo la portavoce accanto alla sorella Estelle e la loro cugina Nedra.

Il loro successo arriva con l’armonia felice di “Be My Baby” del ’63 e niente, finisce lì! Ma mi piaceva l’idea di renderle partecipe nel mio articolo!

The Supremes

Altro Trio soul che non poteva mancare all’appello: sicuramente loro, The Supremes.
Siamo negli Stati Uniti agli inizi degli hanni ’60, precisamente a Detroit nel Michigan, inizialmente con il nome The Primettes poi cambiato in The Supremes, hanno fatto fuochi d’artificio: “Baby Love”, del ’64, e “You Can’t Hurry Love” del ’66, sono le loro carte di identità.
Il gruppo non poteva assolutamente mancare: come fulcro del gruppo non c’è niente po’ po’ di meno che Diana Ross, affiancata da Cindy Birdsong e Mary Wilson.
Suvvia, non avrei mai potuto escludere Diana Ross in un post simile, dai!

Altro dettaglio che mi affascina tanto è sicuramente “You Can’t Hurry Love”, brano che sicuramente conoscerete: amo alquanto quella canzone ed è nella mia top 10, è così dannatamente divertente che persino Phil Collins (frontman dei Genesis) si è degnato di riproporla (certo, a modo suo).

Gladys Knight

Gladys Knight è assolutamente una cantante che soddisfa i miei requisiti de Le Grandi Voci Femminili.
Forse non la conoscerete, sì è un po’ ricercata, e tranquilli.. non la conoscevo nemmeno io fino a qualche mese fa.

Anch’essa statunitense, anch’essa di genere principalmente soul, anch’essa con dei toni invidiabili.
Se vi state chiedendo qual’è il suo pezzo forte: “Midnight Train to Georgia” del ’73, singolo di Gladys Knight featuring The Pips, il suo gruppo rhythm and blues.

Patti LaBelle

Colei che probabilmente mi sarei potuta risparmiare benissimo e invece no: Patti LaBelle.
Statunitense, di spirito soul/disco/gospel e con una gran voce.
Di certo il suo singolo più conosciuto è “Lady Maralade” del ’75, con il suo trio denominato Labelle, il quale adombra altri grandi successi come la dolcissima “On My Own”, dell’86 con Michael McDonald, cantante dei Doobie Brothers, e dell’energica “Stir It Up”, dell’85 sigla di Beverly Hills Cop.

Dionne Warwick

Lei che si merita la copertina di FUNK OUTTA HERE del mese di Agosto è sicuramente lei: Dionne Warwick.
Statunitense di origine e di genere soul.
È celebre per aver interpretato le canzoni del pianista Burt Bacharach oltre ad essere cugina di Whitney Houston.
Brani illustri:“Walk On By”, del ’64, “Heartbreaker” del 1982 con l’omonimo album (nella canzone – specie nel coro e nelle note – di sente tutta la presenza dei Bee Gees, produttori dello stesso album), la bellissima “That’s What Friends Are For”, del 1985 interpretata assieme a Gladys Knight, Elton John e Stevie Wonder (quest’ultimo ha suonato anche l’armonica, presente sin dalle prime note).
Ha anche riprodotto, nel ’66, “What The World Needs Now Is Love” originalmente sfornata l’anno precedente ed interpretata da Jackie DeShannon, composta da Bacharach e da Hal David.

Dionne Warwick assieme a Patti LaBelle e Gladys Knight hanno formato de “Sisters”, proponendo degli strepitosi gospel, quali “Superwoman” di Karyn White del 1989, in vari show televisivi (come quello di Oprah Winfrey).
Sarò di parte ma… Lasciatemi morire qui! 


Donna Summer

Passiamo al genere dance, lanciando la statunitense Donna Summer.
Credo che Donna Summer, assieme a Corona ed Haddaway (più anni ’90), sia una delle cantanti più remixate di sempre, partendo da SoundCloud e finendo nelle discoteche anni ’80 di periferia.
Donna Summer ha un Curriculum Vitae niente male: soprannominata “Queen of Disco”; se Aretha era la Regina del Soul, lei è di certo la “Regina della Disco Music”.
Il suo produttore e compositore discografico è: “My name is Giovanni Giorgio but.. Everybody calls me Giorgio”, giusto per citare Giorgio Moroder in Random Access Memories dei Daft Punk.

Diventata popolare con: “I Feel Love” del ’77, “Hot Stuff” e “Bad Girl” del ’79, “On The Radio” del 1980.

Whitney Houston

Oprah Winfrey la chiamava “The Voice” e la sua voce parla da sé: Whitney Houston.

What’s in your soul is in your soul.

Grazie a lei e al suo successo immenso, che vide dei record già nel 1980, permise a molte cantanti di colore (fino all’ora precluse nel mercato) di far sfoggio delle loro doti canore, facendo da vera e propria apripista. Ha scalato e dominato classifiche mondiali, specie Billboard Hot 100, posizionandosi al primo posto per ben sette singoli consecutivi superando Diana Ross & The Supremes ed i Beatles.

Si è affermata con: “Greatest Love of All” e “How I Know” dell’85, “I Wanna Dance With Somebody (Who Loves Me)” del 1987, “I Have Nothing” ed “I Will Always Love You” entrambe del ’92 — colonna sonora del film The Bodyguard, il quale vede la Houston come protagonista –.

Tina Turner

Dopo la Regina del Soul e della Disco Music, finalmente vi presento la “Regina del Rock” internazionale: Tina Turner.
Il suo pseudonimo deriva dal duo, nato negli anni sessanta e sciolto nel 1967, formato da Tina (Anna Mae Bullock) ed il marito Ike Turner.

All’inizio della sua carriera, 1960-’70, ci sono stati degli insuccessi, ma la spinta arriva proprio nel 1971 con “Proud Mary”, ancora del duo Ike e Tina.
Partecipa a “We Are The World”, la canzone a scopo benefico dell’85, prodotta da Quincy Jones e cantata da 45 celebrità, tra cui Michael Jackson, Lionel Richie, Stevie Wonder e Bruce Springsteen, la quale fu un vero e proprio trampolino di lancio.
Da lì in poi, solo grandi successi quali: “What’s Love Got to Do with It” e “Let’s Stay Together” del 1984, “I Don’t Wanna Lose You” e “The Best” del 1989.


Le cantanti che vi ho proposto fino ad ora sono davvero Fantastiche, in tutti i sensi. Le adoro.


Mi rimangono quattro carte da giocare ed io ci provo con delle “icone di stile”.
Andiamo ancora per anzianità di carriera.

Cyndi Lauper

Siamo all’inizio degli anni ottanta, proprio come gli anni dell’inizio della sua carriera: Cyndi Lauper.

È di certo un’icona di stile, similmente a Boy George con i suoi Culture Club o Michael Jackson una volta separatosi dai suoi Jackson 5, essenzialmente perché è coloratissima e vivacissima, proprio come gli 80s.
Americana e di genere pop, ha iniziato la sua carriera facendo cover di Jefferson Airplane (quelli di “Somebody to Love”) e dei Led Zeppelin.

Ha esordito con: “All Through The Night”, “Girls Just Want to Have Fun” e “Time After Time” del 1983, “True Colors” e “Change of Heart” del 1986.

Consiglio Spassssionatissimo!: Se casualmente conoscete Marvin Gaye beh, non potrete fare a meno che ascoltarvi la sua “What’s Going On”, del 1971, reinterpretata dalla Lauper nel 1987: a me piace moltissimo, l’ho scoperta grazie ad un album acquistato su Amazon (Twelve Deadly Cyns… And Then Some) di Cyndi alla modica cifra di 0.01€; la scoperta migliore del secolo, lo giuro!
Ma so bene di avere dei bravi lettori che la conosceranno già, modestia a parte.

Madonna

La seconda icona femminile di stile è indubbiamente Madonna.
Un po’ per gli stessi motivi di Cyndi, un po’ per la sua esagerazione, provocazione nei titoli e nei testi ed un po’ per il suo essere così “Borderline” – citando una sua canzone dell’83 —; “ci vuole molto coraggio, ad avere coraggio”, direbbero gli Ex-Otago.
È stata di certo l’artista femminile che ha venduto più album in assoluto, oltrepassando la soglia dei 95 milioni di dischi negli States e 350milioni in tutto il mondo: la quarta artista che ha registrato il maggior numero di vendite in assoluto, preceduta da Michael Jackson, Beatles ed Elvis Presley.
I suoi 25 LP si son fatti valere, oserei dire.

Innumerevoli i suoi successi: “Holiday” del 1983, “Like a Virgin” e “Material Girl” del 1984, “La Isla Bonita” e “True Blue” del 1986, “Like a Prayer” del 1989, “Vogue” del ’90; ascesa che, nel suo ‘piccolo’, continua tutt’ora.

Grace Jones

Siamo presto alla fine e mi piace l’idea di includere nella lista la cantante e modella Giamaicana Grace Jones.
Le sue note sono un mix tra il pop, la Disco Music, il Reggae ed il New wave, sfociate principalmente negli anni 80; “un’epoca di plastica, eccessi e suggestioni mutant disco”.
Per me è un’icona di stile per il suo estro, la sua stravaganza e ‘stramberia’, forse attinenti a quel periodo ma pur sempre fuori dal comune.

I suoi pezzi forti: la cover de “La Vie en Rose” nel 1977, capolavoro di Édith Piaf del ’45, la sua versione di “Libertango” del 1981, originariamente composta da Astor Piazzolla nel ’74, “Pull Up to The Bumper” sempre dell’81, “My Jamaican Guy” dell’82 e “Slave to The Rhythm” del 1985.

Amy Winehouse

Siamo giunti al termine ma senza di lei non avrei mai potuto terminare la mia carrellata: Amy Winehouse.

Tutto mi dà ispirazione… Tutto ciò che accade nella vita…

La “Regina del Soul Bianco”. Per me Amy era ed è molto altro rispetto la facciata che viene mostrata, non è solo una Londinese dal trucco anni ’50, i vestiti da Pin Up, il suo mangiare gelati Häagen-Daz per strada ed una cotonatura discutibile data dai suoi lunghi capelli neri o una cantante qualunque che da piccolina si ascoltava Frank Sinatra, cantandolo a squarciagola in giro per casa sognando di diventare una ballerina. Per me Amy è molto di più, è un’icona.

Il suo timbro unico, colmo di carattere, inconfondibile, dato da un’estensione ed una versatilità a due ottave ed una tonalità contralto da raggiungere anche le note più basse.

Brani celebri: “Back to Black” del 2006, “You Know I’m no Good” e “Tears Dry On Their Own” del 2007, “Rehab” del 2008, il primo singolo del 2011 “Our Day Will Come”, originariamente nato nel ’63 ed interpretato da Ruby & The Romantics, e la reinterpretazione di “Valerie” di Stevie Winwood dell’82.


La mia lista termina qui, anche se avrei voluto inserire altre grandi: The Bangles con “Walk Like an Egyptian”, “Eternal Flame” e “Manic Monday”, The Shirelles con “Mama Said”, Debbie Harry con i suoi Blondie e le loro “Heart of Glass” e “Call Me”, Patti Smith, Stephanie Mills con la mia amata “Never Know Love Like This Before”, Sister Sledge e la loro “We Are Family”, Tracy Chapman, Norah Jones sono solo alcune e.. basta ragazzi, per oggi ‘passo e chiudo’, se no domani siamo ancora qua!

 

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Greta Cavedon

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