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Adesso che avevano deciso di mettersi in affari, avevano bisogno di un nome. Jobs aveva fatto un’altra capatina all’All One Farm, dove stava portando i meli Gravenstein, e Wozniak era andato a prenderlo all’aeroporto. Durante il viaggio fino a Los Altos, discussero delle possibili opzioni. Presero in considerazione alcune tipiche parole tecniche, come Matrix, e alcuni neologismi, come Executek, per poi vagliare dei nomi banali e privi di appeal come Personal Computers Inc. Avevano tempo fino al giorno dopo, quando Jobs avrebbe dovuto cominciare a riempire i moduli. Alla fine lui propose «Apple Computers». «Stavo seguendo in quel momento una delle mie diete a base di frutta ed ero appena tornato dal meleto» spiega. «Mi sembrava un nome simpatico, vivace, che non metteva in soggezione. “Apple”, mela, ammorbidiva la parola “computer”. Inoltre, sarebbe venuto prima di Atari nell’elenco telefonico.» Disse a Wozniak che se non fosse venuto loro in mente un nome migliore entro il pomeriggio successivo, avrebbero scelto Apple. E così fecero.
Apple. Fu una scelta brillante.

Era il 1° Aprile 1976, quando fu presentata al mondo Apple Computer Company, la quale successivamente divenne Apple Computer Inc ed attualmente, semplicemente, Apple Inc.
In quel giorno di primavera, Steve Jobs con il suo miglior amico di sempre Steve Woz ed il baldo Ron Wayne decisero di dar vita e forma a quei progetti strampalati ideati in un garage, quel garage, garage ‘sequestrato’ al padre di Jobs, nella loro casa di Palo Alto, nel quale si divertirono ad ideare Apple I e non solo.

Il secondo logo Apple, utilizzato dal tardo 1976 fino al 1998.

Il secondo logo Apple, utilizzato dal tardo 1976 fino al 1998.

Originariamente tutto nacque da Stephen Wozniak, all’epoca hacker e programmatore per HP, iscritto all’ “Homebrew Computer Club”, un club di appassionati di computer ‘home-made’, fatti in casa, nato nel marzo del 1975 e durato sino al dicembre 1986.
Woz mentre aspettava intrepido di potersi permettere una CPU, al periodo costavano molto per le sue tasche (lui aveva in mente un processore in particolare: un Intel 8080 che costava «quasi più dell’affitto mensile che pagavo»), cominciò ad osservare e a cimentarsi ad imparare a progettare i suoi computer ipotetici su carta.
Teniamo presente che in quel periodo erano molto rari i processori, infatti il primo fu commercializzato nel ’71, grazie anche allo studio del Vicentino Faggin, ed erano solo a 4bit (cosa che ora fa giusto ridere!).
MOS Technologies fu una manna dal cielo, perché proprio nel 1976 mise in commercio un processore di fascia economica, il chip 6502, al modico prezzo di 20$. Aveva più o meno le stesse caratteristiche elettroniche del Motorola 6800, che Woz cercò di barattare per 40$ poco tempo prima.
All’avvento del 6502, Woz non s’è visto degno; provvide subito a scrivere a mano, non potendosi permettere di pagare il tempo d’uso di un computer, una versione del linguaggio di programmazione BASIC per la nuova CPU e a realizzare un computer che potesse supportarla; utilizzò il progetto pensato per un ipotetico 6800 riadattandolo per questo processore, che fu pianificato dagli stessi che diedero vita al Motorola ma in una società differente.

«Premetti alcuni tasti sulla tastiera e rimasi di stucco. Le lettere comparivano sullo schermo!»
Era il 29 giugno 1975, un giorno che sarebbe diventato una pietra miliare nella storia del personal computer.
«Era la prima volta in assoluto che qualcuno digitava un carattere su una tastiera e lo vedeva comparire sullo schermo del computer di fronte a lui.»

Una volta terminato l’elaborato, lo presentò al club nel quale faceva parte anche il suo vecchio amico Jobs; quest’ultimo fu subito colpito da questa futura applicazione commerciale, riuscendo a convincere Woz ad assemblare la macchina che aveva progettato e venderla assieme a lui.
Jobs si tirò su subito le maniche, aiutando Woz a trovare i componenti adatti per perfezionare quel gioiellino e recuperando alcuni pezzi Intel gratis: «Steve è proprio quel tipo di persona. Intendo dire che sapeva come trattare con quelli del reparto vendite».

L’etica di base del club era quella di creare un qualcosa di ‘prestigioso’, in termini di fruibilità, e condividerlo con gli altri: «l’obiettivo del club era di dare, di aiutare gli altri».
«Progettai l’Apple I perché volevo regalarlo agli altri», «ogni volta che progettavo qualcosa di bello, Steve trovava il modo di ricavarne quattrini per noi».

Jobs, volendo fare sempre il passo più lungo della gamba, pensò bene, quindi, di fabbricare alcuni computer e di venderli; decise di pagare un suo conoscente, che lavorava all’Atari, affinché progettasse i circuiti stampati e poi ne stampasse una cinquantina. L’operazione in sé sarebbe costata più di 1000 dollari più un compenso al progettista!
Woz dubitava che l’operazione di vendita di quei futuri 50 computer, assemblati a mano uno per uno, sarebbe andata a buon fine ma Steve sapeva come far suscitare il suo interesse: «anche se perdessimo i nostri soldi, avremmo un’azienda nostra!», gli disse mentre giravano sul furgoncino hippie Wolkswagen (successivamente venduto per investire, parte del capitale guadagnato, in questa piccola grande azienda).

Con milletrecento dollari, il progetto di un prodotto e un piano, avrebbero fondato la loro azienda informatica.

«Erano molto diversi, ma costituivano un team straordinario» disse Wayne. «Jobs a volte sembrava posseduto dai demoni, mentre Woz aveva l’aria dell’ingenuo con cui si baloccano gli angeli. Jobs aveva una faccia tosta che gli permetteva di realizzare le cose a volte manipolando le persone. Wozniak, invece, era timido e socialmente goffo».

Wozniak ha sempre voluto esigere la correttezza; gli sembrava giusto informare HP, l’azienda dove lavorava ancora, di quel che stava realizzando con il compagno di sventure. Nella primavera del ’76 fece dunque vedere il progetto al suo capo e ai dirigenti: “alla riunione il direttore fu molto colpito e parve combattuto”, ma non era una cosa all’altezza di HP, snobbando il lavoro e facendolo passare come un qualcosa da hobbisti.

«Rimasi deluso, ma adesso ero libero di entrare nella società Apple» ricorda Wozniak. Il 1° Aprile 1976, lui e Jobs andarono nell’appartamento di Wayne a Mountain View per stendere l’accordo societario. Wayne disse che conosceva abbastanza il «legalese», così redasse lui il documento di tre pagine.
«Conciossianché le parti… Conciossianché le dette parti…». Ma la ripartizione di quote e profitti era chiara: 45, 45 e 10 per cento, e si convenne che per qualsiasi spesa superiore a cento dollari ci sarebbe voluto l’accordo di almeno due dei soci. Inoltre, furono specificati gli incarichi. «Wozniak assumerà la direzione sia generale sia specialistica di Ingegneria elettrotecnica; Jobs assumerà la direzione generale di Ingegneria elettrotecnica e Marketing; Wayne assumerà la direzione di Ingegneria meccanica e documentazione.»
Jobs firmò in caratteri minuscoli, Wozniak in un bel corsivo e Wayne con uno scarabocchio illeggibile.

Buon 40esimo Compleanno Apple!

Steve Jobs e Steve Woz in una delle prime foto, dopo aver fondato Apple Computer Company

Steve Jobs e Steve Woz in una delle prime foto, dopo aver fondato Apple Computer Company


P.S.
Wayne era l’unico che possedeva dei ‘beni personali’ e non appena ‘Jobs cominciò a progettare di prendere in prestito e spendere altro denaro’, Wayne si fece prendere dal panico ricordandosi del fallimento della propria ditta di slot machine.
Aveva paura che le sue monete d’oro nascoste sotto il materasso, potessero prendere il sopravvento; decise così, esattamente undici giorni dopo aver firmato il contratto comprendente il suo 10% di azioni, di tornare nell’ufficio della contea di Santa Clara con una «dichiarazione di recesso» e un emendameto dell’accordo societario.
«In virtù di una revisione degli accordi delle parti e tra le parti, Ron Wayne d’ora in avanti cesserà di rispondere alla qualifica di “socio”».
Se fosse rimasto e avesse mantenuto la sua partecipazione del 10%, alla fine del 2010 avrebbe avuto un capitale di 2,6 miliardi di dollari. Invece alla fine del 2010 viveva da solo in una casetta di Pahrump, nel Nevada, dove giocava alle slot machine da un penny e si manteneva con l’assegno della previdenza sociale.

Jobs e Woz alla presentazione, al club, di Apple I.

Jobs e Woz alla presentazione, al club, di Apple I.

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Greta Cavedon

Greta Cavedon

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Sono Greta, autrice di Squerz! Tutto quel che vedrete qui dentro beh.. È frutto di taaanta passione, voglia di fare ed un pizzico di follia!