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Credo di aver sentito più stereotipi di Napoli che di mille altre cose; talmente tanti e talmente apprezzabili da farmi tornare persino una seconda volta, nell’arco di sei mesi.

Non ero mai stata a Napoli prima di marzo di quest’anno ed ho avuto la possibilità di tornarci nell’ultima settimana di Settembre, a riconfermare quanto avessi già visto ed apprezzato.


Cercherò di rendere originale e di scrivere a modo mio questo racconto, affinché non sia come tutte le classiche guide perché, a mio avviso, Napoli è speciale e deve essere trattata come tale.


Sono una ragazza del nord, del Veneto più precisamente (amo molto il Veneto, anche se spesso non mi ci riconosco), ed ho avuto la fortuna di viaggiare abbastanza negli ultimi anni ma, al di sotto di Roma non sono mai andata.
Ho avuto l’occasione di andare a Napoli con il mio ragazzo, senza grandi pretese.

Solitamente ti viene detto che se parti senza grandi pretese, torni a casa soddisfatto mentre, se parti con mille aspettative, torni a casa deluso, specie se si tratta di viaggi.
Bene, di Napoli non mi aspettavo niente, soprattutto perché apprezzo molto le città nordiche (nebbia di Milano inclusa) ed il sud alle volte, mi rendo conto, lo “snobbo”.


L’effetto WOW

Una volta scesa dal treno, a Napoli Centrale, ed uscita dalla stazione, sono rimasta un po’ scossa; non ho fatto altro che vedere macchine incolonnate nel traffico, si sentivano più clacson davanti alla stazione che nel gran raccordo anulare. C’era gente che urlava d’ovunque, case fatiscenti, per non parlare delle lavatrici nei terrazzi, pronte all’uso per stendere, strade dismesse e scooter composti da almeno tre persone, di cui almeno uno era un bambino, tutti senza casco.
Io, ero incredula a tutto ciò.

Dopo aver fatto 500 metri, mi sono trovata davanti ad un rito, se così lo si può chiamare; c’era una marcia religiosa, in cui delle persone portavano a spasso la statua della Madonna, o qualcosa di simile, con tanto di cori e canti popolari al seguito.
Una volta passata la marcia, anche se non era di certo passata la mia perplessità ed il pensiero ricorrente di essere ancora a Carnevale, hanno cominciato a sparare fuochi d’artificio dai marciapiedi, da terra, a pochissimi metri da dov’ero.
Io, ancora una volta, ero incredula a tutto ciò.

Fortunatamente, la notte porta consiglio, oltre che una buona pizza per cena.

Panoramica Napoli

Panoramica sul golfo (sett 18). | Made by Nokia 6.1


Napoli vista con gli occhi di un bambino

Il giorno seguente, decidiamo di fare il tour della città, lasciandoci alle spalle quanto era successo la sera prima.

Da quel giorno giorno successivo posso dire di per certo che, tutto ciò che mi circondava, cominciava ad essere normalità; da qui nasce il mio viaggio Napoletano.

Piazza del Plebiscito, Napoli

Piazza del Plebiscito, Napoli (sett 18).

Quando ripenso a Napoli, mi torna sempre in mente una canzone del ’77 di Pino Daniele, “Napule è”, la quale è un perfetto dipinto della realtà ancora attuale.

Napule è mille culure, Napule è mille paure
Napule è a voce de’ creature che saglie chianu chianu
E tu sai ca nun si sule

Girare nel cuore di Napoli è meraviglioso e regala emozioni anche ai meno deboli di cuore perché tutto è rimasto intatto così com’era un tempo; non è strano vedere signore e signori affacciati nei terrazzini che parlano con l’amico o l’amica del terrazzo di fronte, non è strano percorrere i viottoli laterali alle vie principali e ritrovarsi immersi nel profumo di bucato fra i panni appena stesi.

Ancor meno strano è vedere i bambini giocare e sentire le loro voci felici, lontano un miglio; percorrendo le piazze principali, ci si imbatte in una schiera di creature, a qualsiasi ora, abbracciati al pallone da calcio e con la maglia di Maradona, sempre pronte per giocare, usando come delimitatori delle porte da calcio, i militari in servizio.
Tutto ciò è così paradossale ed incredibile, che se lo vedi non può che strapparti un sorriso.

Napoli by Night

Napoli by Night (sett 18).

Napule è nu sole amaro Napule è addore e mare
Napule è na carta sporca e nisciuno se ne importa
E ognuno aspetta a ‘ciorta

Napoli è piuttosto inquinata, a causa del traffico, tant’è vero che quando si percorre il lungomare a piedi, non si respira altro che smog e lo si sente persino nelle labbra, dal gusto sgradevole.

A pochi passi dal centro, sorge il porto, il quale permette di spostarsi e raggiungere le isole adiacenti (tra cui Capri ed Ischia).
Accanto al porto, sul lungomare, ci si può svagare ed ammirare il tramonto sul golfo, grazie alle mille terrazze di Castel dell’Ovo, il più antico castello del capoluogo Campano.

Per quanto riguarda la pulizia, beh.. diciamo che non siamo ai livelli del Giappone, anzi, siamo molto distanti da esso (agli antipodi, oserei dire) e con ciò, non aggiungo altro.
Dico solo che, probabilmente, anche la pulizia discutibile fa parte del panorama e del gioco, se non ci fosse.. beh, Napoli non sarebbe più Napoli, no?

Napoli

Napoli, Quartieri Spagnoli (marzo 18).

Vista l’immensa devozione, la mascotte è sicuramente San Gennaro; si tratta di un vescovo e martire cristiano, le cui ossa e due antichissime ampolle contenenti il presunto sangue del santo, raccolto subito dopo il martirio da una donna pia di nome Eusebia, vengono custodite gelosamente all’interno del Duomo.
Inoltre, ci sono dei giorni specifici nei quali viene esposto il sangue, al fine di osservarne la sua liquefazione.

Oltre a San Gennaro, il simbolo della città è sicuramente lui, il mio amatissimo e rossissimo “O Curniciello”.

cornetto napoletano

“O Curniciello”, il tipico amuleto portafortuna “tuosto, vacante, storto e cu’ ‘a ponta” (sett 18).

Il Curniciello (a.k.a. cornetto napoletano) è tutt’ora uno degli oggetti di dono scaramantici più diffusi del mezzogiorno; si tratta di un amuleto “tuosto, vacante, storto e cu’ ‘a ponta” simile ad un peperoncino.
Il cornetto è il tradizionale antidoto alla iattura e scudo contro gli influssi malefici, è un vero ed autentico simbolo della vita che trae origine nel Neolitico (precisamente, attorno al 3500 a.C.) ed affinché rilasci le sue proprietà, deve essere regalato.

Vesuvio

Vesuvio, Napoli (sett 18).

Napule è na’ camminata, inte e viche miezo all’ ato
Napule è tutto nu’ suonno e a sape tutto ‘o munno
Ma nun sann’ a verità

Ciò che rende magico il centro sono i mille vicoli, i quali rendono la città un labirinto a cielo aperto.
Si possono trascorrere ore ad ammirare tutte le vetrine di Via Toledo, piuttosto che a schivare l’immensa quantità di scooter presenti ogni dove, o a degustare il gelato al latte di Bufala di Mennella ed a confrontare la Galleria Umberto I con quella del capoluogo lombardo (o Piemontese o Ligure, insomma).

Vedere dove comincia e dove finisce lo Spaccanapoli, piuttosto che sbucare in Via dei Tribunali per la pizza più famosa, quella di Gino Sorbillo riconoscibile dall’infinita coda all’entrata, o, preferibilmente, mettere a dura prova il proprio stomaco tra sfogliatelle ricce, babà e pastiera napoletana, potrebbero far volare un intero pomeriggio.

Oppure, ancora, contare i panni stesi nei Quartieri Spagnoli (dubito bastino quattro mani) e raggiungere Castel Sant’Elmo, dal quale poter ammirare il Vesuvio tinto di rosa al tramonto, veder cambiare le luci sulla Basilica Reale nell’abbraccio di Piazza del Plebiscito o raggiungere la Pescheria Azzurra, dopo aver evitato i mille sampietrini, per un “cuoppo” (un cartoccio) di fritto misto da passeggio da leccarsi i baffi, faranno di voi degli autentici turisti.
E no per quanto riguarda la Pescheria Azzurra, se lo state pensando, non è uno sponsor. Lo giuro. Ne vale assolutamente la pena.

Galleria Umberto I, Napoli

Galleria Umberto I, Napoli (sett 2018).

Pescheria Azzurra

Il fritto misto appena sfornato della Pescheria Azzurra, Napoli (sett 18).

A mio avviso, Napoli o la si ama o la si odia; colori, profumi e vitalità la contraddistinguono, non la fanno passare di certo inosservata e la rendono originale.
Molto schiettamente, se vai a Napoli, nel bene o nel male, qualcosa dentro ti lascia, perché è unica e ciò è indiscutibile.
Quando si è là, la cosa più giusta da fare è sicuramente immergersi e prenderla per com’è, come un sogno, senza pretese ma apprezzandola per ciò che ha da offrire.


Se siete stanchi della sola routine e volete andare in un luogo davvero speciale, qualche giorno a Napoli non può far altro che farvi divertire e rendere le vostre giornate più comiche che andare a teatro.
Certo, potreste anche arrabbiarvi molto nel mentre, ma fa tutto sempre parte del gioco, come vi dicevo prima.
Inoltre, lasciatemelo dire ma solo le mozzarelle di Bufala e la pizza soffice con doppia Mozzarella (nonostante la sete che lascia) da Michele, meritano il prezzo del biglietto del treno.

Ah dimenticavo, il sud non lo snobbo più, anzi, ho imparato ad apprezzarlo moltissimo.

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Greta Cavedon

Greta Cavedon

Ciao ✋🏻, io sono Gretaas e sono una nerd inside! 💻

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