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L’Irlanda è un paese piccolo, ma è reso Grande da un Paesaggio senza tempo e dal fascino dei suoi abitanti, la cui cordialità e sensibilità poetica si traducono in un caldo Benvenuto.

– Lonely Planet

Dublino è il capoluogo del Leinster (una delle quattro province Irlandesi, quella ad est) nonché la capitale della Repubblica D’Irlanda. Da almeno otto secoli è il centro politico e principale insediamento dell’isola, prima città in ordine di grandezza e patria della Guinness. Dista poco meno di mezz’ora, in macchina, dall’aeroporto (circa 10km) e le lingue parlate sono l’inglese ed il gaelico. La moneta è l’euro.
Il numero di abitanti che vi risiede si aggira attorno ai 568mila e, se si considera l’area metropolitana, sono all’incirca un milione. Occupa per esteso la zona d’estuario, della foce Oceanica quindi, del Liffey, il fiume irlandese che approda lungo la costa e sul Mare d’Irlanda (direzione Gran Bretagna).

Etimologia
Dublino prende il nome dalla palude nera (Dubh Linn che significa proprio “stagno nero”), formatasi dalla confluenza del Liffey con il Poddle, fiume che un tempo scorreva nei pressi del castello.

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Dublino non ha particolari rilievi né alture ma ha un terreno piuttosto mosso e a saliscendi, le aree verdi sono numerose e la vicinanza al mare da una forte impronta sul clima e sul cielo; il tempo è incostante ed atlantico mentre, il firmamento, è caratterizzato dalle nubi ed attraversato da gabbiani.
D’estate, a causa della latitudine, le notti sono notevolmente più corte.

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Centomila volte benvenuti!

La cosa che più colpisce degli Irlandesi, è sicuramente la cordialità, l’affidabilità e l’ospitalità.
Io ed il mio ragazzo abbiamo alloggiato due notti su cinque da Rosie e Colm, due ragazzi conosciuti tramite AirBnb; siamo arrivati davanti a casa loro al mattino e mentre aspettavamo il ragazzo di Rosie che ci venisse ad aprire, ha cominciato a piovere, come di consuetudine d’estate (piove dieci minuti e poi smette). I vicini di casa ci hanno aperto la porta ed accolti nella loro casa fin quando non è arrivato Colm.
Altro episodio, mentre stavamo guardando le foche a Dalkey, zona lungo la costa a sud di Dublino, è arrivato un signore distinto e simpaticissimo, con il nipote (Mario TV sei sempre nei nostri cuori), a scambiare quattro chiacchiere con noi raccontandoci, oltre ad alcuni aneddoti di vita, che lì nella zona, Bono, Enia ed un altro artista Irlandese hanno un’abitazione e che è consuetudine incontrare il frontman degli U2 nei pub, lui l’ha visto più volte.
Ed ancora, mentre stavamo arrivando da Rosie e Colm, un signore c’è venuto in contro chiedendoci se ci fossimo persi, se avessimo avuto bisogno di una mano a cercare l’ubicazione, illustrandoci l’area ed invitandoci ad andare a vedere l’interno di una chiesa davanti a noi, spiegandoci la sua importanza e storia.

Scorci da Dalkey | Foto di Francesco Pistore

Le foche di Dalkey viste dal binocolo | F.P.

L’Irlanda in sé è un bel paese caratteristico ma la sua capitale lo è ancor di più; Dublino non è solamente 47 sfumature di verde, non è solo cordialità e lingua gaelica, bensì cultura, storia, letteratura ed architettura. Infatti, a Dublino è presente un museo dedicato ad uno dei più importanti libri dell’arte irlandese dell’epoca Ottocentesca: “The Book of Kells”, si tratta di un manoscritto miniato di carattere strettamente religioso, scritto dai monaci irlandesi, appunto, nell’Ottocento e di arte altomedievale (arte tipica dal 600 all’800, nelle isole britanniche). Il libro non contiene altro che il testo dei quattro evangelisti in latino, illustrazioni, miniature coloratissime con note introduttive ed esplicative. È allocato presso la biblioteca del Trinity College, assieme ad altri cinque milioni di testi.

L’interno del Trinity College e la fila per il Book of Kells | F.P.

Il Trinity College è degno di tenere un libro di tal valore culturale perché è un prestigioso istituto a livello mondiale, tra i più antichi dell’isola (nato nel 1592 con la fondazione ad opera di Elisabetta I), sito proprio in centro città, con un’ampia area verde che lo circonda (area College Green), e si estende per 220.000 m².
Il College inizialmente era riservato solo ai protestanti maschi, fu esteso ai cattolici nel 1793 ed infine alle donne (1904).
Noti nomi della letteratura e non sono passati per di lì: gli scrittori Oscar Wilde, Samuel Beckett, Oliver Goldsmith ed il politico Edmund Burke sono solo alcuni. Questi ultimi due hanno anche due statue dedicate all’esterno dell’ingresso.

Interno Trinity College | F.P.

La statua di Oliver Goldsmith all’entrata del Trinity College | F.P.

Altro luogo storico importante è, senza dubbio, il Castello di Dublino (“Dublin Castle”) del 1204 costruito dal Re Giovanni di Inghilterra, sito sulla sponda meridionale del Liffey, simbolo dell’occupazione britannica in Irlanda, nonché ex centro di potere inglese in Irlanda, che presidiò fino al 1922; successivamente l’Irlanda fu proclamata “Stato Libero”, cessando il castello allo stato irlandese.
Attualmente vi è solo una delle quattro torri (la Torre degli Annali), un fossato ed un ponte levatoio perché la parte mancante fu incendiata nel 1684; quel che possiamo vedere tutt’ora, tra cui anche gli appartamenti di stato, sono attribuiti al 700.

La Cattedrale di San Patrizio (“St. Patrick’s Cathedral”) del 1191, di stile gotico, è sicuramente la cattedrale più grande del paese, la seconda chiesa protestante sotto l’autonoma Chiesa d’Irlanda di Dublino. Il Temple Bar è un quartiere allocato sempre nel centro città, a due passi verso sud del Liffey, un luogo particolarmente rinomato dove è solito ritrovarsi tra gli artisti di strada come i suonatori di cornamusa (la piazzetta Meeting House Square). È stato costruito intorno agli anni ’90 e presenta tutte le caratteristiche per essere dichiarato un’attrazione turistica. Si presuppone prenda il nome del rettore del Trinity College, Sir William Temple, che dimorava lì nel 1609 c.a., lungo il fiume.
È molto rinomato perché i locali notturni e la “movida” si concentrano qui, con numerosissimi pub che la sera si riempiono di Dublinesi, pronti a sorseggiare una buonissima Guinness appena stillata ed ascoltare musica dal vivo, dalle cover degli U2 ai Mumford and Sons; ogni nota è buona per divertirsi.
Il nome Temple Bar deriva dal noto pub; un pub di tradizione irlandese nato nel 1840, riconoscibile per il suo color rosso sfavillante e la grande quantità di fiori colorati che lo incorniciano.

La Dritta di Francesco
Grazie alla mail di Francesco, sono venuta a conoscenza del fatto che i Dublinesi trascorrono poco tempo ad Temple Bar, un po’ per il caos un po’ per la qualità della birra ed un po’ per i prezzi, ed amano frequentare zone come Grafton Street, Camden Street o Baggot Street (vicino la Bank of Ireland, a pochi passi da St. Stephen’s Green).

Quartiere Temple Bar e Temple Bar Pub sulla sx | F.P.

Per attraversare la città da una parte all’altra, vi sono innumerevoli ponti più o meno nuovi. Due di questi sono proprio l’Ha’penny Bridge e l’O’Connell Bridge: il primo ha sicuramente una storia divertente e curiosa; il nome da cui deriva sarebbe “Half Penny Bridge” ed è chiamato così perché dopo esser stato costruito, nel 1836, veniva fatto pagare il pedaggio del valore di mezzo penny, successivamente incrementato ad un penny, abolito però nel 1919. Il fine del pedaggio non aveva nulla a che vedere con il denaro speso per costruirlo ma per uguagliare le commissioni richieste dai traghetti che c’erano antecedentemente.
Perché questo ponte principalmente costituito internamente di ghisa faceva pagare il passaggio come in autostrada? Semplice, all’epoca il ponte fu costruito a causa di un’ondata di proteste che rammentavano il cattivo stato dei traghetti che trasportavano merci e persone lungo il Liffey, da una all’altra sponda del fiume.
Nativamente, il ponte non era nominato “il ponte da mezzo penny” ma Wellington Bridge in onore del primo duca di Wellington, in seguito ribattezzato come “Liffey Bridge”; ebbero poco successo entrambi i titoli e furono cambiati con il nome che conosciamo ad oggi.

Ha'Penny Bridge, the Icon of Dublin by Colm Keating

Ha’Penny Bridge, The Icon of Dublin di Colm Keating su 500px.

 Il secondo, O’Connell Bridge, è di notevole importanza perché collega una delle principali e più celebri strade della città (O’Connell Street) al centro. A differenza del primo, il suo unico scopo è dedicato all’attraversamento dei veicoli ed ha una grande affluenza.

È stato costruito tra il 1791 ed il 1794, in origine si chiamava “Carlisle Bridge” in onore del quinto conte di Carlisle, una città attualmente di 107mila abitanti allocata al centro-nord della Gran Bretagna.
Rispetto al ponte pedonale di forma curva che si innalza sul centro, sormontato da tre grandi lampade, questo non è di ghisa ma costruito in granito ed un parapetto di protezione in pietra di Portland, è sorretto su tre archi, con una struttura asimmetrica e dimostra di essere piuttosto vecchiotto mostrando una gobba ed una restrizione al centro.

O’Connell Bridge ed i Double Decker gialli | F.P.

St. Stephen Green è un parco pubblico all’interno del centro cittadino, in una delle zone centrali vicino al Trinity College, nei pressi di Grafton Street.
Un tempo questo parco pubblico di forma rettangolare, formava il centro di quattro arterie principali: St. Stephen Green Nord, Sud, Est ed Ovest. Ad oggi la parte sud è frequentata da studenti e lavoratori che in pausa pranzo vanno lì a mangiare qualcosa e a rilassarsi.
Infatti, il parco è talmente grande che ha una numerosa vastità di “sotto-parchi”, passatemi il termine; ogni piccolo giardinetto ha un suo stile, dal giardino Giapponese al laghetto con le paperelle, al giardino dedicato al poeta dublinese William Butler Yeats a diverse aiuole contenenti statue dedicate a personaggi importanti della storia, della letteratura e molto altro ancora.

St. Stephen’s Green, il giardino Giapponese | F.P.

St. Stephen’s Garden, laghetto | F.P.

All’angolo ovest del parco, nel viale South King Street, troviamo una via nel quale ci sono due edifici, uno più importante dell’altro: The Gaiety Theatre e, per gli amanti dello shopping, Stephens Green Shopping Centre.
Il Gaiety Theatre è un teatro inaugurato nel novembre del 1871 e costruito in soli sette mesi.
È un teatro adibito principalmente a spettacoli musicali, opere liriche e drammatiche. Scenario dove è stato girato un video degli U2, “Sometimes You Can’t Make It On Your Own, e dove è stato ospitato l’Eurovision Song Contest nel 1971.

Sometimes You Can’t Make It On Your Own
Sometimes You Can’t Make It On Your Own”, in origine intitolata “Tough”, è il secondo singolo estratto dall’album “How to Dismantle an Atomic Bomb” del novembre 2004, canzone dedicata al padre di Bono scomparso nel 2001. Il video è girato interamente all’interno del Gaiety Theatre; all’inizio si vede il cantante che percorre le strade dell’infanzia, Cedarwood Road, per poi arrivare proprio all’entrata del teatro, dove si ritrova con il resto del gruppo. La canzone ha vinto un Grammy Award, come miglior performance rock di un gruppo.

Gaiety Theatre sullo sfondo | F.P.

Il centro dello shopping Stephens Green, il quale prende il nome dell’omonimo giardino a sé stante, è un edificio sviluppato in tre livelli, per un totale di 70mila metri quadrati, a mio avviso e gusto, dall’architettura interna abbastanza particolare. Prima di esso, fino al 1981, c’era il “Dandelion Market”, un market nel quale si esibirono gli U2 per le prime volte e dove venivano venduti gadget della band conterranea.
Ristrutturato ed aperto nel 1988 e con oltre 100 negozi di abbigliamento, Carrolls per i souvenir, libri, scarpe, gioielli ed anche un particolare store simile ad un Amazon fisico, nel quale sfogli il catalogo ed ordini gli oggetti sul posto, dopo di ché vai a ritirarli alla cassa come se fossi da Mc Donald’s.

St. Stephens Green Center | F.P.

Interno St. Stephens Green Center | G.C.

Ma il fulcro vero e proprio dello shopping si trova a Grafton Street, ex corso di campagna che prese il nome del duca Grafton, ad oggi una delle vie più animate del paese, che si trova all’incrocio con South King Street.

Grafton Street | F.P.

St. James’s Gate Brewery è il regno della birra!
Ebbene sì, Dublino è meglio nota come “La Casa della Guinness”, la birra irlandese dal color rubino scuro con la schiuma biancastra ed il gusto dolce, nata nel 1759.

Più precisamente, St. James’s Gate Brewery è un birrificio affittato al padre della Guinness, Arthur Guinness, nel lontano 1759, per la modica cifra di 45 sterline all’anno per la durata di novemila anni.
Nel 1838 divenne il più grande birrificio d’Irlanda e dal 1914 a qualche anno fa, il più grande del mondo; vanta ben 7 piani e dal 2000, data della sua apertura al pubblico, ha attirato più di 4milioni di visitatori da tutte le parti del mondo.
Originariamente, in questa “Storehouse” avveniva il processo di fermentazione nel quale viene aggiunto il lievito alla birra.

La visita guidata a questo enorme magazzino magico parte dal piano terra e ad ogni piano vengono illustrati i vari passaggi compiuti al fine di produrre la tanto amata birra servita sui nostri boccali; al piano terra sono mostrati gli ingredienti chiave, acqua, orzo maltato, luppolo, lievito e l’elemento principe ossia Arthur Guinness: combinati assieme costituiscono ogni pinta di birra. A salire, numerosi macchinari provenienti dall’antica fabbrica, utili per capire le tecniche di produzione, a capire non solo come bere ma, soprattutto, come “gustare” una pinta ed all’ultimo piano un piccolo assaggio con una vista mozzafiato di 360° sulla città al “The Gravity Bar”.

Info Guinness Storehouse
La Guinness Storehouse è aperta tutti i giorni, con orari dalle 9.30 alle 17 (ultimo accesso) che d’estate si estendono fino alle 19. Il costo varia per età, per i bambini dagli 11 ai 17 anni è di circa 13.50€, per gli studenti con più di 18 anni e per gli over 65 è di 18€, per gli adulti 20€. Acquistando il biglietto sul sito ufficiale verrà applicato uno sconto del 10%. C’è inoltre la possibilità di fare un biglietto famiglia (prezzi e condizioni consultabili nel sito web ufficiale).

Guinness, Gravity Bar, Dublin by Gary Gary

Guinness, Gravity Bar, Dublin di Gary Gary su 500px.

 

Per finire il mio racconto, dedicato ai miei amici amanti del Web, non posso non mettere qualche chicca. Avendo alloggiato da Rosie e Colm, nella parte più ad est della città (precisamente nel quartiere del Ringsend, vicino allo stadio Aviva), ho avuto la possibilità di addentrarmi tra i meandri delle aziende colossali che costituiscono il mondo del web di oggi, vi dice niente: Google? Airbnb? Facebook?
Certamente, non aspettiamoci di trovare Marc Zuckerberg o Larry Page in persona, però ci sono dei grossi uffici (simili a quelli di Milano), che occupano numerosi palazzi vetrati, contenenti svariate aree di svago coloratissime, punti di ristoro, zone di studio per progetti futuri. La visita al pubblico non è consentita, tantomeno elemosinare gadget con il naso spiaccicato sulle vetrate, vero Greta?
Nella foto uno dei palazzi degli uffici di Google Docks, Gordon House, Barrow St, Dublin 4 | G.C

Greta che tenta di elemosinare un gadget col naso sull’azienda di Facebook | F.P.

Dublino non è così grande o meglio, le cose interessanti da vedere (a mio avviso) sono concentrate più o meno tutte nel centro, perciò non ci si impiega molto tempo per vederle tutte con calma.
Per di più è abbastanza ecologica ed economica la cosa, perché ci si sposta principalmente a piedi. Semmai, per visitare l’area balneare di Killiney o la magnifica costa a strapiombo di Howth, vi invito a prendere il treno (Dart) in uno o più punti della città, non costa granché, all’incirca sui 10-13€ andata e ritorno per persona. Meno affidabili come orari sono gli autobus, utili per le escursioni fuori città, come la visita alle Cliff of Moher (coprono un’intera giornata, da Dublino in autobus ci si impiegano circa 3h, ed il costo non è poi così esiguo, sui 50€ a persona online – ma meritano -), le scogliere della costa est, oppure il tram per recarsi in zone meno frequentate.

Per un itinerario a piedi vi consiglio quello che ho seguito io, che è abbastanza completo e comprende tutta la zona 1, anche se magari è difficile da seguire, specie se si è appena arrivati e non si conosce bene la zona perché ci si perde e l’attenzione viene catturata dai pub e dalle vie particolareggiate ed attorniate di fiori coloratissimi.
Consiglio di partire dall’area verde del Trinity College, in mattinata, per poi proseguire e pranzare ai giardini St. Stephen’s Green. Nel pomeriggio dirigetevi verso il Castello e poi verso il quartiere di Temple Bar per l’aperitivo ed il Temple Bar Pub.
Assolutamente d’obbligo la visita a Grafton Street per un piccolo souvenir, il passaggio all’Ha’penny Bridge ed O’Connell Street (semmai non aveste voglia di camminare, ci sono numerosi cinema che offrono film in anteprima rispetto all’Italia, in lingua Inglese).

Altra cosa importantissima per i neofiti, andate nei vari centri informazione e chiedete delucidazioni in merito a luoghi, punti interessanti da vedere nei quali magari vi sono eventi particolari proprio nel periodo del vostro soggiorno e, cosa essenziale, una cartina che vi daranno senza dover spendere un centesimo.

Se vi avanza tempo, espandetevi verso la zona 2, quindi la Cattedrale di San Patrizio piuttosto che il “James Joyce Center” a nord, oltre O’Connell Street.

Qui la mappa:

Mappa di Dublino con luoghi di interesse.

Un locale dove si mangia bene, scoperto casualmente non per far pubblicità, è sicuramente il The Brazen Head, il più antico pub della città aperto nel 1198.
Tenete presente che, appena arrivati, l’orario di cena è lievemente sfasato rispetto a chi è abituato a mangiare verso le 20 la sera; dovevamo rifocillarci e saranno state le 20, bene.. accanto a noi era TUTTO chiuso, gli unici locali aperti avevano già chiuso baracca e burattini, ossia la cucina, da mo’ e servivano solo birra a quell’ora. Al The Brazen Head, saremo stati gli ultimi ad entrare per la cena. Nella zona Temple Bar sicuramente c’è qualcosa di aperto e nel quale poter cenare tardi, ma informatevi per tempo perché chiudono presto (oppure.. andate al Tesco se lo trovate aperto! – tipico supermercato britannico! -).

Interno The Brazen Head | F.P.


Personalmente, ho visitato Dublino intorno ai primi di Agosto, qualche giorno innanzi avevo rivisitato Londra, non avevo grosse aspettative né mi ero fatta un’idea del posto, non avendo mai sentito testimonianze. Mi sono ricreduta anzi, vi dirò di più, l’ho apprezzata più della capitale Britannica.
Dublino mi ha colpita particolarmente per il suo paesaggio incantevole, per la cordialità delle persone e per la loro vitalità, nonostante ci si possa immaginare il contrario; essendo una città del nord, magari viene spontaneo pensare che la mentalità comune sia piuttosto chiusa, riservata e nostalgica.. Invece no!
Mi sono divertita molto durante la mia permanenza Irlandese, ho fatto grandi passeggiate (non dimenticatevi a casa le scarpe da ginnastica se andate!) ed ho preso i miei “dieci minuti di pioggia” ad ogni cambio dell’ora, ho assaggiato del pesce appena pescato veramente delizioso, mi sono immersa nel verde e nel nulla, affacciata al Mare d’Irlanda. Delicatissimo!
Dublino la porterò sempre con me, nel profondo del cuore e vi consiglio caldamente di visitarla, se volete vedere qualcosa di diverso dal solito e non lo dico solo agli amanti della buona birra!

Se sono stata poco chiara, avete anche solo il minimo dubbio su qualcosa o volete altre informazioni e curiosità, sono a completa disposizione! Commentate qui sotto oppure mediante l’apposito form contatti o tramite social! Cercherò di rispondere il più presto possibile.
Inoltre, mi scuso se non ho potuto pubblicare le mie foto ho avuto dei problemi tecnici ma cercherò di rimediare quanto prima.


Le foto che ora vedete qui sono state scattate da Francesco Pistore, mio compagno di viaggio, di vita e creatore di Stintup.

Enjoy!

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Greta Cavedon

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Sono Greta, autrice di Squerz! Tutto quel che vedrete qui dentro beh.. È frutto di taaanta passione, voglia di fare ed un pizzico di follia!